mercoledì, Luglio 29, 2026

Luca Buosi: quando il pianoforte incontra le immagini e diventa colonna sonora

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Pianista, compositore e autore di colonne sonore, Luca Buosi ha costruito il proprio percorso artistico partendo da una passione nata quasi per caso e cresciuta nel tempo attraverso studio, esperienza e continua ricerca.

Dagli inizi al pianoforte alle prime serate di pianobar, fino alla composizione per cortometraggi, film e progetti audiovisivi, la sua storia racconta un’evoluzione naturale: quella di un musicista che ha saputo trasformare l’istinto creativo in un linguaggio capace di dialogare con le immagini.

Nel corso della nostra video intervista, Luca ci ha raccontato il suo rapporto con la musica, il legame con la sua terra, l’importanza del confronto con i registi e il valore dello studio per chi sogna un futuro nel mondo delle colonne sonore.

Luca, partiamo dai tuoi inizi. La tua storia con la musica è cominciata molto presto, quando eri ancora un bambino. Come è nato il tuo amore per il pianoforte?

“La mia passione per la musica è nata al compleanno di mio fratello. C’era un gruppo che suonava dal vivo e io sono rimasto subito colpito dalle tastiere. Da quel momento ho iniziato a interessarmi allo strumento, a fare domande al tastierista e a farmi dare qualche piccola indicazione. Ero molto giovane e non avevo subito la possibilità di avere una tastiera tutta mia, quindi ho dovuto aspettare un po’. Nel frattempo seguivo le prove di questo gruppo e cercavo di imparare osservando, prendendo spunto da quello che vedevo e ascoltavo. Poi ho iniziato a studiare privatamente e, poco alla volta, ho fatto le mie prime esperienze musicali con piccoli gruppi locali. Successivamente sono arrivato anche al pianobar, prima da solo e poi insieme a una cantante. Nel 2015 questa esperienza ci ha portato anche a ricevere un premio come migliori pianobaristi del Friuli Venezia Giulia.”

A un certo punto, però, il pianoforte ha incontrato anche il mondo delle immagini. Come è avvenuto questo passaggio verso la composizione per video, cortometraggi e colonne sonore?

“È successo quasi per caso. Un amico aveva uno studio di registrazione e un giorno sono andato a trovarlo. Stava lavorando alle musiche per un cortometraggio e io, sinceramente, all’epoca non sapevo nemmeno bene cosa fosse un cortometraggio. Lui mi chiese se avevo voglia di provare a creare qualche nota per accompagnare una scena. Io non ero preparato a quel tipo di lavoro, però mi sono messo al pianoforte e ho iniziato a suonare seguendo l’istinto, il sentimento del momento. Da lì ho capito subito che quella strada poteva funzionare. Ho iniziato a collaborare ad altri piccoli progetti e, entrando nello studio di registrazione, ho scoperto anche tutta la parte tecnica e informatica della musica: i software, le attrezzature, il lavoro di produzione. Per me, che venivo principalmente dal ruolo di musicista, è stato un mondo nuovo. Piano piano ho ricreato un mio studio, quello in cui lavoro ancora oggi, e ho iniziato a sviluppare sempre di più questa passione per la musica applicata alle immagini. Una mia caratteristica è sempre stata l’improvvisazione, la capacità di inventare. L’ho utilizzata spesso anche nelle serate dal vivo e poi ho cercato di portarla anche nella composizione. Con il tempo, attraverso corsi, studio ed esperienza, ho unito il bagaglio musicale alla parte tecnica. Oggi sono iscritto alla SIAE come compositore e lavoro su colonne sonore per film, cortometraggi e progetti audiovisivi.”

Nella tua carriera hai lavorato con diversi registi del Triveneto e hai sempre mantenuto un legame forte con la tua terra. Quanto conta per te questo rapporto con le tue origini?

“La mia terra conta molto. Credo che per tutti ci sia un legame forte con il luogo in cui si vive e in cui si cresce. Io ho iniziato a suonare a 11 anni, oggi ne ho 44, quindi ho attraversato tanti anni di attività cercando sempre di farmi conoscere come musicista e di far capire quali fossero i miei punti di forza. Il mondo della musica è vastissimo e non si può essere perfetti in ogni contesto. Per questo, con il tempo, ho cercato di costruire una mia identità artistica. Ricevere premi e riconoscimenti mi ha aiutato anche a far sì che il mio nome venisse associato a progetti belli e importanti. Quando ottieni risultati, cambia anche la percezione che gli altri hanno di te: cresce la credibilità professionale, ma anche quella personale. Questo per me è fondamentale e mi rende orgoglioso.”

Hai collaborato anche con il regista Leonardo Barone su progetti molto importanti. Esiste un segreto per creare una colonna sonora capace di arrivare anche alle giurie internazionali?

“La prima cosa è il dialogo con il regista. Bisogna confrontarsi, capire cosa vuole trasmettere, qual è la sua intenzione e dove vuole portare lo spettatore. Quando il musicista riceve il video finito, deve aggiungere l’ultimo colpo di pennello. Naturalmente, perché un progetto funzioni, deve essere curato in ogni sua parte. Leonardo è molto bravo in questo e nei suoi lavori ci siamo confrontati molto. A me piace capire l’intenzione del regista, ma allo stesso tempo ho avuto anche una certa libertà creativa. Questo mi ha permesso di mettere insieme la mia esperienza musicale, lo studio e i corsi fatti negli anni, cercando di ricavare dalle immagini la colonna sonora giusta. Il risultato è stato un lavoro che è stato apprezzato e premiato, e di questo sono molto contento.”

Nel tuo percorso hai attraversato esperienze diverse: dal pianobar a contesti professionali importanti, fino alla collaborazione con una società calcistica di Serie A. Cosa ti hanno insegnato queste esperienze?

“Lavorare in certi ambienti ti insegna moltissimo. Ti fa capire l’importanza della professionalità, della puntualità e dell’immagine. Quando lavori con una società di Serie A sei in un contesto di altissimo livello. Devi essere impeccabile. A volte bastano poche note, ma devono essere quelle giuste e devono essere eseguite bene. Da giovani spesso si ha voglia di dimostrare quanto si è bravi, di far vedere che si sanno muovere velocemente le dita. Però non sempre è quello che viene richiesto. In certi contesti non devi strafare: devi offrire il servizio per cui sei stato chiamato. Il tuo compito è creare il giusto contorno musicale per un momento specifico. Devi restare concentrato sull’obiettivo e non lasciarti prendere dalla voglia di metterti troppo in mostra. Questo è un consiglio che darei anche ad altri musicisti che si trovano a lavorare in ambienti simili.”

Negli ultimi anni il modo di comporre colonne sonore è cambiato molto. Come si è evoluto il tuo approccio alla composizione?

“È una bella domanda, perché anche il mondo delle colonne sonore è cambiato tantissimo. Una volta le colonne sonore erano spesso molto tematiche. C’era un motivo riconoscibile, una melodia che tornava nei momenti chiave del film. Basta pensare a colonne sonore come Jurassic Park o Indiana Jones: c’era un tema musicale che rimaneva subito impresso. Negli ultimi anni, invece, la musica è diventata più immersiva. Non sempre si cerca il motivetto riconoscibile, ma si lavora molto sull’atmosfera. La colonna sonora diventa parte dell’ambiente, accompagna l’immagine e porta lo spettatore dentro la scena. In certi casi la musica sembra quasi sparire, ma in realtà è lì, nascosta, integrata con il suono e con l’immagine. Tutto deve contribuire a creare immersione. Anche dal punto di vista tecnico c’è stata un’evoluzione importante. Oggi si parla molto di Dolby Atmos, che porta l’ascoltatore ancora più dentro l’esperienza sonora, non solo con le casse frontali, ma anche con suoni laterali, posteriori e dall’alto. È una concezione diversa della musica e del racconto audiovisivo. Anche artisti molto famosi, come i Coldplay, hanno iniziato a lavorare con queste tecnologie. È un nuovo modo di pensare e raccontare la musica.”

Il nostro format si chiama “Racconta la tua storia” e vuole essere anche fonte di ispirazione. Guardando al bambino che ha iniziato a suonare a 11 anni, quale consiglio daresti oggi a un giovane musicista che sogna di vedere i propri brani nei titoli di coda di un film?

“La prima cosa che mi viene in mente è: studiare. Ma studiare davvero, per la propria conoscenza e per la propria professionalità. Lo studio ti permette di essere più credibile quando ti confronti con un professionista o con una persona del settore. Se hai competenze, se sai di cosa stai parlando, questo viene percepito ed è molto importante. Poi serve passione. La passione è fondamentale, perché ti aiuta a superare i momenti difficili. E questi momenti ci sono sempre, non solo quando si raggiungono certi livelli, ma anche quando si parte dal basso. La vita è particolare per tutti, ma avere costanza e passione ti dà la possibilità di continuare, crescere e arrivare a esprimerti al meglio.”

Durante l’intervista Luca ci ha regalato anche un momento musicale improvvisato dal suo studio, chiudendo la conversazione con alcune note al pianoforte. Un gesto semplice, ma capace di raccontare perfettamente il cuore del suo percorso: la musica come linguaggio immediato, istintivo e profondamente personale.

Luca, grazie per essere stato con noi e per averci raccontato la tua storia. Dove possono seguirti le persone che vogliono ascoltare la tua musica?

“Grazie a voi per l’invito. Chi ha piacere può seguirmi sui miei canali social e sul mio canale YouTube, dove pubblico alcuni dei miei lavori. Mi trovate un po’ ovunque.”

La storia di Luca Buosi è quella di un musicista che ha saputo crescere passo dopo passo, trasformando la curiosità iniziale in un percorso professionale fatto di studio, collaborazioni, riconoscimenti e continua evoluzione.

Dal pianoforte alle colonne sonore, dalla musica dal vivo al dialogo con le immagini, il suo racconto ci ricorda che il talento ha bisogno di passione, ma anche di disciplina, ascolto e capacità di mettersi sempre in gioco.

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