Allora eccoci qui maestro, finalmente riusciamo a fare l’intervista. Io sono molto emozionata, posso darti del tu? “Assolutamente sì.”
Ti seguo da tantissimo e vorrei partire dai tuoi inizi, da Afragola.
“Mamma mia i miei inizi, avevo 8 anni, adesso ne ho 59.”
So che siete una famiglia di musicisti, compositori.
“Sì, diciamo la radice proprio nasce da lontano perché mio nonno, il papà di mia mamma, suonava cinque strumenti, ha suonato sotto il cinema, muto, pensa un po’ quando non esisteva ancora il sonoro.
Poi mia mamma cantava, era una cantante, il fratello di mia mamma, mio zio, è stato percussionista al teatro San Carlo per trent’anni, i miei fratelli sono tutti musicisti, il mio papà era un musicista, quindi io ho cominciato a otto anni a suonare la batteria nel complesso del gruppo, nella band che aveva mio padre per fare i matrimoni a Napoli, quindi mi sono fatto proprio la gavetta, quella gavetta, quella lì importante, quella lì che ti struttura, quella lì che ti fa crescere, quella lì bella.
Io mi sono sempre impegnato con tanto sacrificio, con tanto amore rispetto per l’arte, affinché io potessi alzare sempre di più l’asticella, ogni anno cercando di raggiungere obiettivi importanti, però devi sapere una cosa, che il successo arriva dalle rinunce, per ottenere qualcosa di importante bisogna avere il coraggio di dire no, perché dire sì è sempre facile, dire no e rinunciare a delle cose che probabilmente in quel momento ti potrebbero, anche se servire, ti potrebbero essere utili perché magari rappresentano anche un’entrata economica, no? E magari tu ne hai bisogno in quel momento, però hai il coraggio di mangiare una fetta di pane sotto l’acqua pur di alzare l’asticella professionale, quindi rinunci a quei soldi che probabilmente non ti porterebbero da nessuna parte e quindi saper aspettare il momento giusto, il momento opportuno, però facendosi trovare pronti all’appuntamento.
Farsi trovare pronti all’appuntamento significa studiare, studiare, studiare, studiare, impegnarsi sempre ogni giorno affinché poi il traguardo che ti sei prefissato, anche se lo vedi nella nebbia all’inizio, poi diventi sempre più trasparente e più netto come visuale.”

Tra i tuoi inizi c’è anche il maestro Mario Merola?
“Io sono stato 13 anni con il maestro Merola, con il quale ho girato il mondo, devo dirti, ma sono stati 13 anni meravigliosi della mia vita, abbiamo condiviso tutto praticamente e un’altra persona a cui tengo molto, al quale ho dedicato questo festival, che è il mio ventesimo festival di Sanremo, che non sono pochi.
Io ho fatto i festival di Baudo degli anni novanta, quindi ho avuto la fortuna di fare quei festival lì, questo festival qui lo dedico interamente al maestro Peppe Vessicchio che non c’è più, e pensare che solo un anno fa eravamo qui a Casa Sanremo abbracciati e a condividere tutte le cose belle che questa settimana ci regala.
Il fatto di sapere che non sia qui fisicamente, perché io sento ancora la sua presenza, pensa che col maestro io ho lavorato 37 anni, perché lui quando avevo vent’anni seppe di me, mi mandò a chiamare a Napoli e da quando ci siamo conosciuti non ci siamo mai più separati, quindi è doveroso da parte mia, ora che non c’è, che è andato a miglior vita, è doveroso da parte mia dedicargli quantomeno le mie performance, la mia scrittura, la mia musica e il mio gesto su quel podio come se lui fosse con me.”

Per me il maestro Peppe Versicchio è Sanremo, ma anche il maestro Campagnoli è Sanremo…
“Sì, ti ringrazio, ti ringrazio per questo, perché vedi, questo è il frutto di chi si impegna, lo dicevo prima, no? Si impegna con costanza, con abnegazione, con serietà e professionalità, rispettando prima se stessi e poi gli altri, senza scavalcare nessuno, cercando di farsi spazio e tracciarsi un percorso solamente con i fatti, con i fatti, senza parlare.”
E poi un’altra cosa molto importante, nel 2016 in Campidoglio hai ricevuto un premio importante?
“Nel 2016 ho ricevuto il premio Personalità Europea, il premio come miglior direttore d’orchestra dell’anno, grazie a Franco Cavallaro, che ha voluto fortemente quel premio per me. Tu pensa, quel giorno eravamo premiati io, Dolce Nera e Carla Fracci.”

E tra l’altro tu hai iniziato anche con Dolce Nera.
“Io il mio primo festival da direttore d’orchestra l’ho fatto con Clementino e Dolce Nera. Esatto, quindi mi ritengo fortunato perché ho avuto la fortuna di condividere la mia musica con tanti artisti importanti, come Lazza, come Dargen D’Amico per la terza volta quest’anno, come Eletta la seconda volta quest’anno, con Michele Bravi due volte e con Orietta Berti, Dolce Nera, Clementino, Tony F, Rocco Hunt e Giorgia l’anno scorso, con la cura per me.”
Ci hai fatto emozionare l’anno scorso.
“Quindi diciamo che sono iper soddisfatto e anche quest’anno sta andando fortissimo. Questo ragazzo (Samurai Jay) che è favoloso. Samurai è un ragazzo, anche lui, che ha le idee chiare, molto serio, si impegna tanto quindi io sono orgoglioso di averlo in squadra quest’anno. Mi fa molto piacere perché è un ragazzo che merita.”
Photo Credit: Maestro Enzo Campagnoli (fonte: Instagram Enzo Campagnoli)
Per le foto si ringrazia: Gianni Riccio

